Salviamo l'Italia dalla follia Sfascista
Da
diverso tempo vorrei occuparmi d’altro piuttosto che della
miserabile follia che tiene banco in questo Paese. Da tempo mi
piacerebbe non occuparmi più di Fini, di Berlusconi e della
sinistra, e di tutto quel mondo che si agita intorno a loro.
Vorresti chiudere le finestre e metterti a leggere e scrivere cose
migliori, e dedicarti di più alle cose che ami.
Vorresti, ma non puoi. Senti urla bestiali, feroci battute di caccia
per strada e un rumore, un fetore, che sale fin dentro casa. Allora
provi a distinguere, a ragionare, eviti la tv, scansi le corride.
Provi a vedere le cose per intero (…)
(…) e non solo a metà, come invece ci ha abituati questo bipolarismo
per branchi di lupi. Ma non ce la fai, ti tirano dentro la mischia.
Vedi capovolgere la realtà, con arroganza; vedi il livore scambiato
per moralità, la barbarie per civiltà. Se provi a dirlo, se non
t’ignorano o t’insultano. Tu credi all’onestà, non solo l’onestà
intellettuale, come oggi si dice, ma l’onestà vera e totale, che
passa per la mente, il cuore e le mani. Tu cerchi di vedere il buono
e il cattivo di questo governo, perché sei convinto che siano
legittime sia le critiche sia i consensi. E invece no, ti dicono che
il premier deve andar via di corsa, deve dimettersi prima che arrivi
Natale. C’è una ragione oggettiva, urgente e suprema per gettare il
Paese in un pozzo nero, è forse responsabile della crisi finanziaria
e dell’emergenza mondiale in cui viviamo? No, il governo ha fatto
cose che si possono approvare o disapprovare, ma nulla di così grave
da aprire una crisi al buio, sfasciando tutto, fermando riforme e
decisioni necessarie al Paese. Deve andar via subito perché così ha
deciso un irresponsabile pallone gonfiato e chiama questa sua
minaccia di crisi con vista sul baratro «un atto di responsabilità»,
chiamando irresponsabile chi pensa che in questo caos sia meglio
avere un governo. Le parole funzionano a contrario, la verità è
rovesciata. Il pressing in favore dello sfascista, acclamato come
statista, si fa assordante.
Tu vorresti occuparti di altro ma come fai a star zitto? Non fai in
tempo a criticare Berlusconi e il suo «stile di vita» che un’orda di
astiosi sciacalli impianta un’oscena gazzarra per trasformare quella
storiella in una crisi di governo per volontà planetaria. E se i
leader degli Stati Uniti confermano la fiducia al premier, un
pettegolezzo raccolto da un diplomatico diventa il Vangelo e bisogna
cacciare il peccatore. Un governo caduto sul gossip: è possibile, è
civile, è responsabile? Un Paese mandato allo sbaraglio per odio
verso un premier voluto dagli italiani, mica da Putin. Tu magari
pensavi che il ciclo di Berlusconi dovesse concludersi alla fine di
questa legislatura, dopo aver assolto agli impegni promessi; e
invece no, questa guerra feroce riapre la mischia, ti costringe a
dir bianco per non veder nero, e costringe a sperare che
quell’esperienza non si tronchi in questo modo bestiale. Tu avresti
voglia di criticare Berlusconi e il berlusconismo, il Pdl, e
Verdini, e Bondi, ma non fai in tempo a scriverne che ti ritrovi
nell’alternativa tra Silvio e il Nulla, tra il morbillo e la peste.
Ma non è solo questione di Berlusconi.
Tu non fai in tempo a criticare la Lega perché ami l’Italia e non
vuoi vederla spaccata, perché non ti piacciono le sue
semplificazioni brutali e preferisci la cultura italiana alla
fiction padana, che ti arriva un ciclone in tv e accusa la Lega del
contrario di quel che è: di essere in combutta con il sud peggiore,
quello camorrista e mafioso, proprio mentre un ministro leghista è
impegnato in primo piano a combattere con successo la stessa
criminalità organizzata. Vedi insorgere contro il governo, in nome
della legalità, quel Granata che è stato per anni il vice di Cuffaro
ed è l’alleato di Lombardo, ambedue accusati di associazione
mafiosa. Poi vedi che il baluardo casertano contro la camorra è
addirittura Bocchino, il più detestato dagli italiani (appena si
parla di politica in tv tutti alla terza frase dicono: e quel
Bocchino, così arrogante e minaccioso, ma chi è, che ha fatto nella
vita, chi si crede d’essere?). E non basta.
Non fai in tempo a pensare che vuoi scriver meno di politica attuale
– perché t’interessano altre cose e ti nauseano queste – che tappano
la bocca a Feltri, mentre assassini condannati in vari gradi di
giudizio, fior di falsificatori e diffamatori di mestiere, possono
continuare indisturbati a spargere odio e menzogne a mezzo stampa. E
allora che fai, ti barrichi in studio, fai finta di niente? Sei
costretto a occuparti, di malavoglia, di questo. E appena accenni a
farlo, c’è sempre il velenoso cretino di turno che scrive, su un
blog, un sito, o altrove, che sei un servo pagato. E tu per quelli
come lui devi lasciare magnifiche letture, devi accantonare i sereni
giudizi e passare alle mani, seppur solo per digitare un articolo,
come il presente. Ti sale la rabbia a pensare che quel che scrivi in
libertà non lo pubblicherebbe nessun giornale dei loro o dei
cosiddetti neutrali; e tu che difendi la tua libertà di scrivere
quello che pensi, passi per servo assoldato…
Dopo che hai passato una vita all’opposizione, tra i maledetti di
destra, e continui ad esserlo ancora perché Berlusconi è al governo
ma il potere culturale è sempre dall’altra parte, ti devi sentir
dare pure del servo di regime. Quando la verità è oltraggiata a
questo punto sei costretto a scendere per strada, di malavoglia, per
rispondere ai barbari e magari poi ritornare alle cose che ami. Nel
brutto dicembre rincuora coltivare dentro di sé un magnifico giugno.
Marcello Veneziani